LA TECNICA DELLE BRACCIA ALLARGATE

A Maggio abbiamo partecipato ad un bando della provincia per la gestione triennale di alcuni locali scolastici. Credo che molti di voi non abbiano idea di cosa significhi, reperire tutte le documentazioni necessarie senza nessuno che lo faccia per te equivale a camminare sul filo dell’equilibrista: curricula, registrazioni, codici fiscali, permessi, descrizione dettagliata del progetto che si vuole mettere in opera, chi lo farà, quando lo farà come lo farà e perché. Ma non basta: si è comunque sottoposti ad un punteggio che è valido solo per i tre istituti che sono stati scelti.

Non abbiamo partecipato per vincere, ma per quel “non si sa mai” che ci spinge a fare qualsiasi cosa ci si pari davanti che possa poi avere un buono sviluppo.

E abbiamo vinto.

Non lo abbiamo nemmeno scoperto da soli, ci ha chiamato la Provincia per prendere appuntamento perché noi, certi di non avere abbastanza esperienza non avevamo nemmeno controllato la graduatoria.

E invece eravamo lì, primi al Liceo Kant.

Peccato che l’entusiasmo iniziale sia durato poco, la nostra preoccupazione ma anche il nostro più grande stimolo era quello di riempire le ore che non ci servivano direttamente con attività diverse, far lavorare altre persone, dare la possibilità ad attività che di solito in periferia non trovano sbocco di attecchire e fare proseliti.

Ci eravamo anche riusciti, avevamo trovato un maestro di scherma, attività richiesta in zona ma totalmente assente, stavamo organizzando una squadra di pallavolo che avrebbe indossato la maglia col nostro nome. Eravamo preoccupati ma gasatissimi.

Poi, per correttezza ma anche per politica l’incontro col preside del liceo Kant: il dottor Infantino. Un incontro fastidioso quanto inutile: non solo non ha dimostrato il minimo interesse per ciò che gli veniva proposto ma le sue testuali parole sono state: “Io qua dentro ci metterò qualcosa solo se mi puntano una pistola alla testa, perché non ci guadagno niente, va tutto alla Provincia”.

Non sono valsi sforzi di ogni tipo, forte dell’autonomia scolastica si è fatto ristrutturare la palestra coi soldi della Provincia ma poi la palestra è ridiventata sua e basta. Tanto più che le Province a breve chideranno pure baracca e chi si occuperà della gestione e regolamentazione di questi bandi e dell’incasso dei soldi ad essa correlati (comunque cifre irrisorie rispetto all’opportunità e al servizio che permettono di offrire) non si è ben capito. Ci farà le Kantiadi: una gara di componimento.

Per carità nulla di personale, in Kimasa c’è anche chi ha fatto il classico e apprezza, ma una palestra come un qualsiasi altro luogo “pubblico” che partecipa a un bando diventa un prezioso strumento di aggregazione: per i ragazzi dell’istituto che vedono ampliarsi l’offerta seppure con un minimo di pagamento, per chi nei dintorni vorrebbe che i propri ragazzi facessero delle attività ma non si può permettere una palestra privata, senza contare che essendo attività aperte al pubblico ragazzi più piccoli potrebbero anche decidere di iscriversi nell’istituto stesso semplicemente perché lo conoscono già. Si parla tanto di recupero dei quartieri periferici e poi quando in una zona come Torpignattara viene offerta una piccola opportunità in più si dice no.

Perché? Fondamentalmente perché no.

Siamo stati all’appuntamento con la Provincia che ci ha confermato che hanno le mani legate, il Preside può inventarsi una balla qualsiasi: l’antifurto è rotto, la palestra serve per attività scolastiche 36 ore a settimana (magari fosse vero a questo punto!) e quindi ci siamo lasciati con un gesto fin troppo noto: braccia allargate in segno di impotenza.

Tutto si è svolto in un clima di perfetta legalità e come molte altre attività rappresenta un paradosso che non fa onore a nessuno: se c’è l’autonomia scolastica non si capisce perché la Provincia obblighi le scuole ad apparire nelle graduatorie dei bandi, d’altra parte se le scuole ci tengono così tanto all’autonomia potrebbero cercare uno sponsor che gli ristrutturi la palestra, o perlomeno interessarsi di ciò che potrebbe accadere dentro le loro mura invece di aspettare il giorno stesso dell’evento. O quantomeno dimostrare un minimo di educazione e di amore per ciò che non appartiene alla propria natura, ma siamo alla fantascienza.

Quindi qual è il senso dell’autonomia? Decidere a quale amico (possibilmente coetaneo che cò sti ultratrentenni spericolati non si sa mai) affidare i propri locali? O come piace in Italia rendere pubblico il debito e conservare il profitto privatamente?

Triste a dirsi ma in questo caso dobbiamo cedere ad un gesto quanto mai in uso e allargare le braccia in segno di impotenza.

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Pubblicato il 26 settembre 2013, in Testimonianze con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. C’è un errore: Le Kantiadi si svolgono al Parco di Tor tre teste di cui ora mi sfugge il nome, e consistono in una serie di gare atletiche.

    • Ti ringrazio Francesco, lo faremo presente al Preside del Liceo Kant, che evidentemente o si è appropriato del nome modificando l’iniziativa o più semplicemente, fra le varie informazioni errate che ci ha dato ha incluso anche questa!

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