KURO OBI

In una società contemporanea dove “apparire” ottiene spesso maggiore rilevanza dell’ “essere” si vuole affrontare quello che, nonostante tutto, è un argomento che dovrebbe accomunare entrambe le correnti di pensiero. Ci si soffermerà sul significato che percorrere la Via (DO) può assumere per molti di noi nel raggiungimento del grado di Cintura Nera (Kuro Obi).

judo gi with black belt

Ogni attività sia essa lavorativa che ludico – sportiva porta durante il suo svolgimento ad un accrescimento personale ben definito che in alcuni casi impiega una vita intera per essere raggiunto. La pratica delle Arti marziali è una di quelle attività che, se affrontata con consapevolezza e coscienza, permette uno sviluppo personale sia ad un livello esteriore (es. benessere fisico generale) che ad un profondo livello interiore (es. la canalizzazione delle energie).

Ovviamente è un percorso lungo e molto personale tanto che difficilmente, a parità di esperienza, mettendo a confronto 2 praticanti si può riscontrare in essi il raggiungimento della stessa maturità, consapevolezza o tecnica. È anche per questo che nelle Arti Marziali si sente sempre più spesso parlare di Cinture, Gradi e Qualifiche. Ognuno di questi termini per un praticante racchiude un significato intrinseco che rivela il proprio status in un preciso momento del suo cammino.

Ma cos’è che, almeno inizialmente, ci dà la spinta per iniziare un percorso marziale? I fattori possono essere molteplici e disparati, presto o tardi però un comune denominatore ci porta, nel caso di una pratica assidua e costante, a determinare che il nostro obbiettivo ultimo sia il conseguimento della Cintura Nera.

Tante sono le storie che ruotano intorno al mito delle Cinture Nere. Nel racconto più diffuso si narra di un novizio di Arti Marziali che, iniziato il suo percorso con la cintura bianca, era solito lavare abitualmente l’intera uniforme da addestramento tranne la cintura. Essa con il passare del tempo e con il costante allenamento negli anni di pratica tra sudore e sangue, iniziava gradualmente a diventare prima di un giallo sbiadito, poi di un misto tra il verdognolo ed un marrone chiaro, successivamente si colorava sul marrone sporco scuro e finalmente uno sporchissimo colore nero a dimostrazione che ormai l’Arte era perfezionata.

Da qui la “tradizione” di non lavare mai le proprie cinture durante gli anni di pratica, nella speranza di garantire loro un aspetto usurato a dimostrazione dei duri anni di allenamento. Proprio da questa storia sembra traggano origine i gradi e rispettivi colori (Bianco, Giallo, Arancio, Verde, Blu, Marrone, Nero), che vennero poi ufficializzati nella pratica tradizionale delle arti marziali moderne.

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Questa è sicuramente una storia affascinante e ricca di numerosi spunti di riflessione e significati, ma se facciamo un salto indietro nella storia ci accorgiamo che le cose sono andate in maniera leggermente diversa. L’attuale sistema di Kyu/Dan per i gradi e le cinture è un sistema relativamente giovane che fu introdotto dal Maestro Jigoro Kano, fondatore del Kodokan Judo. Egli fu il primo ad usare la Cintura Nera per distinguere gli allievi nel Kodokan, fondato a Tokyo nel 1882; revisionò inoltre il sistema di graduazione creando dei gradi con intervalli relativamente brevi, per mantenere alto il livello di interesse degli allievi durante la progressione attraverso i livelli tecnici. In alcune Arti Marziali ancora oggi viene indossata la cintura bianca attraverso la progressione nei gradi Kyu, mentre in alcune scuole si utilizza la cintura marrone per i Kyu più alti.

Ma qual è il vero significato che si nasconde dietro alla Cintura Nera, è davvero la fine di un percorso oppure è l’inizio del vero percorso? Molto nella risposta a questa domanda risiede negli insegnamenti ricevuti dal proprio Maestro, perché come si sa la mela non cade mai troppo lontana dall’albero.

Per alcuni praticanti la Cintura Nera non è altro che il traguardo finale a cui arrivare e spesso giovani e promettenti allievi che una volta raggiunto tale qualifica smettono di praticare, vuoi per una mancanza di “stimoli dall’alto”, vuoi perché convinti di “essere arrivati”. In altri casi fortunatamente la formazione viene recepita come un continuo stimolo al miglioramento personale, ma anche qui la scelta della prosecuzione o meno nella Via è un fatto totalmente personale.

Se si dovesse fare un parallelismo tra i Kyu ed i Dan è plausibile sostenere che: i Kyu sono i gradi di un percorso basilare, che una volta affrontato con la giusta consapevolezza permette di accedere ad un livello più alto di impegno per l’apprendimento; è per questo che spesso sentiamo dire che una volta giunti alla tanto agognata Cintura Nera inizia il vero studio nella Via.

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Come detto all’inizio la tendenza in molti casi è quella di “apparire” piuttosto che “essere” ed è qui che entra in gioco un altro famoso racconto in cui si narra che, durante una lezione uno studente chiese a cosa servissero le cinture e il suo Maestro, tale Bruce Lee, rispose con la celebre frase “servono solo a sostenere i pantaloni”.

Sebbene questa affermazione abbia suscitato in passato l’ilarità di molti, soprattutto tra i praticanti, ancora oggi ci troviamo spesso di fronte a persone che occupano una posizione o un ruolo in un organigramma solo ed esclusivamente grazie ad un riconoscimento marziale, più o meno elevato, quando le reali capacità dell’individuo di fatto non sono corrispondenti alla conoscenza e l’esperienza acquisita e di fatto sancita dal grado stesso.

Per molti di noi il sacrificio profuso nel raggiungimento di un determinato grado è la maggiore soddisfazione che si possa provare, che ci rende fieri ed orgogliosi di vestire quello che, nonostante le “cattive devianze”, è un simbolo universalmente riconosciuto da chi ci osserva, quale punto di inizio per uno studio più approfondito lungo la Via che abbiamo scelto di percorrere… ecco come il significato della Cintura Nera può trovare collocazione “nell’apparire” ma soprattutto “nell’essere”.

Fonti: Wikipedia,

The History of Karate Belts and Ranks by Wendell E. Wilson 

Belt colors and ranking tradition by Don Cunningham

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Pubblicato il 13 novembre 2013, in Attualità con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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