Archivio mensile:dicembre 2013

COPPA DI NATALE: IL PRIMO REGALO E’ GIA’ ARRIVATO!

Non c’è gara senza articolo e dunque eccoci, stavolta ci facciamo tanti tanti complimenti non per l’obiettivo raggiunto domenica, ma perché siamo una squadra che sta crescendo in esperienza e capacità: cresciamo noi come insegnanti e tecnici, riuscendo ad accettare meglio gli impedimenti e i limiti personali, ma anche come comunicatori, cercando canali nuovi con i nostri ragazzi (alcuni a volte non proprio piacevolissimi forse ma pare efficaci!) e accettando anche che a volte fanno meglio soli che accompagnati!

Personalmente la sensazione più giusta per descrivere lo stato d’animo di domenica è stata la sorpresa: nel vedere ragazzi poco più che bambini così determinati a fare bene e possibilmente ad ottenere un risultato, nel crearsi più problemi per un amico che per loro stessi, ad accettare seppure con rammarico e frustrazione una sconfitta e con un entusiasmo giustamente contestualizzato al singolo evento la vittoria. Mi sono anche sorpresa nel vedere genitori molto rilassati (sicuramente più di noi, ma vivaddio per fortuna!) e questo mi tranquillizza, vuol dire che si fidano del nostro lavoro e che sanno che qualsiasi impedimento non deriva da trascuratezza dell’allievo o della gara, ma sono intoppi magari a volte fastidiosi ma “fisiologici” ad ogni evento, che per sua natura è soggetto ad imprevedibilità di ogni tipo.

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Meno mi ha sorpreso la consueta ospitalità del M° Carlo Tofani e della Tomari – Te, sempre disponibilissimi e pronti a qualsiasi evenienza, quest’anno ci hanno anche omaggiato di una strenna natalizia molto gradita da tutti, perché sembra una sciocchezza ma sono proprio le piccole cose a fare la differenza! L’appuntamento di Cisterna di Latina sta diventando un piacevole classico e di questo siamo molto lieti!

Per nulla mi ha sorpreso il gruppo arbitrale invece, sempre all’altezza della situazione e se consideriamo che errare è umano, nonostante ciò l’efficacia delle poule è innegabile e io poi ribadisco che l’equilibrio di una gara si percepisce innnanzitutto da quanto si strilla ai tavoli e per fortuna il tono di voce è rimasto su livelli da conversazione, questo significa che ad ogni intoppo si è risposto nella giusta maniera e che anche degli eventuali appunti fatti dai partecipanti si è preso atto costruttivamente. Per cui il mio sincero grazie a questo gruppo formato da bravissimi atleti, ottimi Maestri e anche grandi amici lo metto subito qui di seguito: grazie infinite MARIO, ILENIA, FABIO, FABRIZIO, CLAUDIA, NOEMI, VITTORIO, FIORELLA, RONAL, SAVINO E MARIANO. E anche a tutto il resto del gruppo del quale non ricordo nello specifico il nome! Chiedo scusa!

E ora medagliere spiccio in ordine di cintura!

EMANUELE CORONEO: ORO KUMITE

VINCENZO RICCIO: ARGENTO KUMITE

GIOVANNI PACCA: BRONZO KATA E PERCORSO

LORENZO GIZZI: BRONZO KATA E ARGENTO KUMITE

ALESSANDRO DONATO: BRONZO KATA E ORO KUMITE

SIMONE TROVARELLI: BRONZO KATA E ARGENTO KUMITE

SOFIA DE ROSA: ARGENTO KATA, ORO KUMITE E ORO PERCORSO

ANDREA AURELI: ORO KATA E ORO PERCORSO

FLAVIO VALENTE: BRONZO KATA

GIULIANO VALENTE: BRONZO KATA E ORO KUMITE

Un ringraziamento sincero va inoltre a Giusy e Alessia: la medaglia può anche non arrivare e questo bisogna accettarlo, ma questo non significa nulla, fa solo parte di un percorso che nessuno ha mai detto essere facile. E’ tutto nelle vostre mani. E noi siamo lì pronti al DAJE!!

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Ragazzi grazie a tutti voi! Se c’ho una discreta coppa sul tavolo del salone (che martedì porterò in palestra) è merito vostro, ho speranza che sarà parte di una lunga serie!

Sara, Matteo che dire…DAJE NOI!!!

C.C.

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IL SIGNIFICATO DI OSU/OSS (E ALMENO DUE BUONI MOTIVI PER I QUALI E’ MEGLIO NON ABUSARNE!)

Osu è forse un termine che può essere considerato quasi una chiave di volta per la maggior parte dei karateki occidentali: va bene per tutto: buongiorno, buonasera, scusi, grazie, prego, tornerò!

Per questo il suo significato è anche terribilmente confuso ed abusato: cosa significa esattamente OSU? Qual è la sua origine? Lo usiamo correttamente? Quando non va mai e poi mai utilizzato? Lo scopriremo qui:

OSU: ORIGINI E  STORIA

L’espressione Osu è piuttosto recente e prende piede all’inizio del XX secolo fra gli ufficiali della Marina Militare Giapponese, e può essere paragonato al nostro “sissignore” “signorsì”. Questo ci dà subito una prima, importante informazione:

  1. Il termine non ha origine dove ha origine il Karate, cioè Okinawa.
  2. Ha toni militareschi, il che lo pone anche in contrasto con ciò che significavano le arti marziali all’epoca per i giapponesi, specialmente gli abitanti di Okinawa, che senza dubbio avevano riferimenti settari, feudali, successivamente anche pedagogici, ma certo lontani dalla struttura di un moderno esercito.

Va ricordato che invece per quel che concerne l’origine strettamente linguistica di tale termine vi sono varie teorie, alcune delle quali anche piuttosto popolari. Saranno le uniche che ricorderemo qui di seguito. Tuttavia una premessa va fatta: buona parte dei giapponesi NON HA MAI PRONUNCIATO QUESTA PAROLA IN VITA SUA e se lo ha fatto lo ha fatto per voi, che siete gaijin e gli state simpatici.

N. 1: IL KYOKUSHIN

Questa teoria vuole che il termine sia l’abbreviazione del più lungo “Osu no Seishin”, composto da due Kanji: il verbo “osu” che significa “spingere” e “shinobu” che significa “sopportare la sofferenza” oppure “nascondersi”. Una volta combinati questi due ideogrammi danno origine ad una parola composta che può significare molte cose: “nascondere la sofferenza”, “necessità di superare gli ostacoli mettendoli da parte” “l’importanza della fatica” e via all’infinito.

In poche parole, data la fatica e l’estrema condizione fisica che viene richiesta dal karate Kyokushin, per mantenere il morale e la tempra sempre al massimo ci si ripete “osu” ogni volta che ci si mette alla prova.

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Per dirla grossa, qui a Roma sarebbe un “Daje” alla massima potenza.

Una teoria piuttosto plausibile per l’uso universale della parola OSU.  Tuttavia se sia questo il motivo principale, come nella migliore tradizione orientale, non è dato saperlo con certezza.

N. 2 IL BUONGIORNO

Questa invece è la nota teoria del dr. Mizutani Osamu, un linguista dell’Università di Nagoya, che basandosi sui suoi studi porta l’esempio di come un gruppo casuale di persone risponda ad un semplice saluto mattutino. In parole povere il dottor Mizutani appuntava tutte le risposte di campioni casuali di sconosciuti al saluto “Ohayo gozaimasu” che è la forma più cortese di “Buongiorno” in giapponese.

Il risultato fu che la maggior parte dei soggetti rispose in maniera perfettamente identica al saluto, ma il dottor Mizutani rilevò che la risposta variava a seconda della situazione: ad esempio i soggetti impegnati in una corsa rispondevano con un linguaggio più spiccio (in Giappone questo ha una certa rilevanza) rispetto a quelli che erano semplicemente in giro o camminavano in maniera tranquilla. I corridori, annota il dr. Mizutani rispondono con forme sempre più abbreviate come “Ohayossu!”, “Ohayoosu!”, “”Oossu!” o semplicemente “Osu!”.

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Dunque la conclusione che trae il dr. Mizutani è la seguente: “Osu” è una forma di saluto maschile, piuttosto rude, utilizzata da uomini giovani rivolta ad altri uomini, per lo più quando sono impegnati in attività fisiche.

Se questa sia la motivazione per cui Osu è il termine più utilizzato dai karateki rimane, come nella migliore tradizione orientale, un mistero.

N.3 L’Onegaishimasu

Il principio di questa terza ed ultima teoria è simile agli altri, cioè l’abbreviazione (meno educata) di un termine più lungo.

In questo caso il termine troppo lungo è “Onegaishimasu”, che viene abbondantemente utilizzato in molte palestre, ma è di uso più che comune anche nella lingua giapponese quotidiana. È anch’esso complicato da tradurre, probabilmente i suoi equivalenti più corretti sono “Per favore”, “Può farmi la cortesia”, “Può farmi il piacere” in forme più cortesi ancora è una richiesta di considerazione, ad ogni modo dà sempre un’idea di sentimento di mutua gratitudine e reciprocità.

L’abbreviazione in questo caso è del tutto colloquiale e legata all’evoluzione della lingua, al di là dello stimolo che viene rivolto all’interlocutore, per lo stesso impalpabile motivo per il quale “Irashaimasen” diventa “Irashai” oppure “Otsukaresamadeshita” diventa “tsukare”.

Anche in questo caso, se sia questo il motivo definitivo per il quale Osu riecheggia in tutte o quasi le palestre rimane, come nella migliore tradizione orientale, mera speculazione.

QUANDO MAI E POI MAI VA USATO IL TERMINE OSU/OSS!

Il termine in sé genera imbarazzo specialmente nell’emisfero marziale occidentale. Se ne abusa probabilmente perché è breve, diretto e facile da pronunciare e ricordare, inoltre ci si può sperticare in varie speculazioni sulla sua etimologia e una sera che sei particolarmente provato può anche svoltarti una lezione. Ma ecco quando va assolutamente evitato:

RIVOLGENDOSI AD UN GIAPPONESE, ANCHE SE PIU’ GIOVANE MAI E POI MAI SE SIETE UNA DONNA O SE VI RIVOLGETE AD UNA DONNA.

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I giapponesi fanno molto caso al rango, all’età e al sesso, la loro linguistica è fondamentalmente basata anche su tali distinzioni, persino i ventenni ci badano, a prescindere da quello che vi diranno, perciò il contesto in cui va usato deve essere scelto accuratamente, di certo non è sbagliato in sé, se il Maestro lo richiede per uno dei succitati motivi è più che giusto, ma l’abuso come in tutte le cose può generare problemi. Nella maggior parte dei casi, per evitare di sembrare troppo rudi o prevaricatori o, peggio ancora privi di discernimento personale, (e sì, se ve lo state chiedendo anche quando rispondete ad un Maestro Giapponese, c’è il rischio che con osu ritenga che non abbiate capito nulla ma gli diciate comunque sissignore, alleniamoci duramente, buongiorno, o grazie della cortesia) è sempre meglio dire “Hai” che significa “sì”, oppure affidarsi ad un grande classico senza tempo: annuire stando zitti!

Buon allenamento a tutti!

Fonti: KaratebyJesse

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