Archivio mensile:gennaio 2014

L’ASI E IL CORSO PER DOCENTI NAZIONALI: UN’INIZIATIVA DA REPLICARE!

Vale decisamente la pena spendere due parole sul corso di formazione per docenti nazionali ASI al quale siamo riusciti fortunosamente a partecipare sabato scorso.

Perché ha rappresentato in toto l’idea che abbiamo noi della formazione sportiva e, per chi nel nostro settore tanto aborrisce tale parola, dell’educazione motoria di base. Non c’era alcuna velleità tecnico – specifica di settore: i formatori provenivano da ambienti diversi dal nostro come il nuoto o il tennis e i partecipanti al corso facevano capo ai settori più disparati, dalle arti marziali al kite surf.

Molti di voi si staranno chiedendo dunque che cosa ci azzecca un corso simile fra discipline che non si assomigliano?

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È proprio questo il trabocchetto in cui spesso si cade quanto si parla di teoria e pratica dell’allenamento, e cioè che l’allenamento ha una sua organizzazione di base che esula dalla specificità della disciplina che si pratica e proprio in base a ciò, l’operatore di settore può e deve essere formato prima in maniera generale e poi in maniera specifica. Questo deve avvenire sia per quel che riguarda l’allenamento dei bambini e dei giovani sia per quel che riguarda la gestione di un gruppo di adulti. Come vada accompagnata l’evoluzione del corpo di un allievo, come si debba ripartire un ciclo di allenamento, come funzionano le basi della coordinazione motoria, come vada gestita la testa di un atleta, sono aspetti di qualsiasi disciplina che vanno fondati su linee comuni, che poi spetterà all’operatore settorializzare secondo la sua esperienza e la sua capacità.

Ma non si poteva dunque fare un discorso generico organizzato per settore? Certamente, ma in questo modo l’organizzazione è stata iniziativa dell’ente promotore, che ha formato le prime 40 figure secondo una linea di base che riteneva più opportuna, scegliendo docenti di prim’ordine che sono stati messi in condizione di portare avanti un discorso che ha lasciato un’impronta comune in tutti coloro che hanno frequentato il corso, e ha dato inoltre la possibilità di confrontarsi con operatori di settori diversi che pur con esperienze differenti e necessità opposte si sono ritrovati a tenere una linea comune con molti dei presenti. Inoltre questo ha fatto sì che i frequentanti si siano visti riconoscere una qualifica valida a 360 gradi e non solamente nel settore di appartenenza. Inoltre l’ottima preparazione del ” campo” da parte dell’ASI Nazionale nella persona di Matilde Balloni e del Direttore Generale Diego Maulu e il sostegno del Direttore Tecnico Umberto Candela, del VP Vicario Giacomo La Barbuta (che è anche un marzialista) e del Presidente ASI Claudio Barbaro.

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Per quanto riguarda la nostra testimonianza diretta, molto ci ha meravigliato quanto la storia di ciò che facciamo e l’esperienza dei maestri Giapponesi che per primi sono usciti dal dojo divulgando l’arte marziale negli istituti scolastici possa essere stata utile nell’organizzazione di base, per non parlare poi a titolo personale di quanto ha contato la trasmissione pratica e orale messa in atto dal mio Maestro (laureato ISEF per la cronaca che sicuramente può fare una certa differenza), a dimostrazione che il tirocinio è e sarà sempre oro. Per non parlare del confronto messo in atto col Prof. Marcantognini e con il Prof. Donato, docenti pazienti, preparati e versatili, in grado di affrontare la costruzione di un atleta e di un amatore sotto ogni aspetto, ma in primis partendo dalla regola fondamentale per chi fa ciò che facciamo noi, cioè: NON NUOCERE.

Questo è ciò che dobbiamo sempre ricordare: che chiunque si accosta a noi e a ciò che facciamo lo fa con immensa fiducia e disponibilità e quella fiducia non va mai tradita, ma di rimando bisogna che gli strumenti tecnici e pratici a nostra disposizione siano comprensibili e riconosciuti da tutti, non soltanto dal punto di vista morale, ma anche e in prima battuta anche dal punto di vista professionale.

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VaffanGuru

Durante le feste di Natale KIMASA, nella persona di KI, ha avuto un casuale incontro con un vero “guru” indiano.

Fisioterapista, maestro di yoga e maestro di vita, almeno qui in occidente.

L’incontro, produttivo dal punto fisioterapico, un po’ meno dal punto di vista umano, ha dato seguito a tutta una serie di ragionamenti più o meno faceti sul ruolo del Maestro e sulla sottile linea che si interpone fra un Maestro di Arti Marziali e un Guru di Arti Marziali, per quanto i due sostantivi possano sembrare fra di loro in contrasto, in realtà non è così.

Alzi la mano chi non ha mai pensato che il Maestro è colui che deve dirci quello che dobbiamo fare, colui che deve decidere per noi e colui che deve dirci sempre e comunque quando impegnarci in ciò che facciamo, possibilmente specificando anche come e perché.

Ora alzi la mano chi ritiene che questo sia il ruolo del Guru.

Bene, in realtà le due figure, se contestualizzate in un ambiente congeniale non hanno assolutamente questo ruolo.

Guru viene dal sanscrito e significa “maestro, precettore”, alcune traduzioni delle Upanisad danno anche come traduzione “colui che disperde l’oscurità”, ed è una figura molto importante se non sacra della religione induista. Ma sempre là siamo, rappresenta qualcuno che ci aiuta a fare chiarezza. È dunque plausibile che la parola Maestro possa essere utilizzata modo analogo senza creare contrasti.

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Allora perché Guru ha per noi un’accezione negativa?

Fondamentalmente perché in un contesto occidentale dove chi ritiene di sapere qualcosa è costretto ad argomentare in dieci minuti gli studi di una vita, e dove specialmente in ambito marziale ci si disperde nel tecnicismo di scuola più becero che si possa immaginare, il Guru diventa colui che ha una risposta per tutto ed è senza dubbio la risposta giusta, anzi, è probabile che sia la risposta giusta anche per la tua vita in generale e non solo per la tua vita marziale (per quanto io non creda nella separazione delle carriere).

Sarebbe naif da parte nostra credere che i Guru indiani non diano appositamente risposte fumose affinché la gente pensi quello che vuole ma ritenga di non poter fare a meno di loro. Ma anche qui abbiamo tutta una teoria di individui che fa altrettanto.

Tuttavia ci sono dei segnali per capire se avete a che fare con un Guru nel senso spregiativo del termine,che insegni Arti Marziali o meno.

  1. Il Guru tocca. Il contatto fisico è importantissimo per comunicare partecipazione emotiva oltre che tecnica. Una mano sulla spalla, una stretta partecipe, lui è lì e ci sarà sempre. Le arti marziali insegnano lo spazio personale, non dimenticatelo mai.
  2. Il Guru sa, ma te lo dice un po’ per volta. Non puoi sapere tutto subito, il Guru centellinerà le sue perle di saggezza (fossero almeno vere come quelle di Sai Baba!!) nell’arco del tempo. Badate bene che per lui la vostra vita fa schifo, anche se ve lo dice con gentilezza, e voi gli darete ragione, perché tutti noi siamo scontenti di base e non ci rendiamo conto delle nostre seppur piccole fortune.
  3. Il Guru ascolta. E ti guarda negli occhi. Perché lui è lì per te, anche quando pensa a dove andare a cena più tardi o a come farti crollare un’altra certezza.
  4. Il Guru sei tu. Ciò che tu fai lo fai anche per lui, nel suo nome, in nome della simbiosi che vi unisce, sei una sua costola, sei a sua immagine. Attenzione, rischiate così di rimanere nell’ombra di un buffone, che nella migliore delle ipotesi sfrutterà le vostre capacità.
  5. Il Guru piace. Se sei giovane e carina prediligi luoghi pubblici e affollati. Sei solo una delle tante baby, non cascarci.
  6. Il Guru costa. E qui vi volevamo: quando in un Dojo vi fanno pagare anche l’aria che respirate a caro prezzo c’è qualcosa che non va. Quando l’empatia si misura in euro e non si considerano alternative pena il tradimento mollate il colpo.

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Ma allora cosa deve fare un Maestro di Arti Marziali per essere degno di rispetto e per non incorrere nell’effetto Guru?

Bruce Lee ha dato una definizione che a mio avviso riassume con una sintesi squisitamente orientale ciò che un Maestro di Arti Marziali dovrebbe essere.

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A good teacher can never be fixed in a routine. Each moment requires a sensitive mind that is constantly changing and constantly adapting. A teacher must never impose his students to fit his favorite pattern. A good teacher protects his students from his own influence. A teacher is never a giver of truth; he is a guide, a pointer to the truth that each student must find for himself. I am not teaching you anything. I just help you to explore yourself.” – Bruce Lee (1940-1973)

TRADUZIONE

 “Un buon insegnante non può essere racchiuso in un modello. Ogni istante richiede un animo sensibile, costantemente soggetto al cambiamento e all’adattamento. Un Maestro non obbliga mai i suoi allievi ad adattarsi al suo schema preferito. Un buon Maestro protegge i suoi studenti dalla sua stessa influenza. Un Maestro non è mai depositario della verità; è una guida, un indicatore della verità che ogni allievo deve trovare da sé. Io non ti insegno nulla. Ti aiuto ad esplorare te stesso.” – Bruce Lee (1940-1973)

Camminare: l’analisi del passo

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Camminare: l'analisi del passo

Il passo è l’unità funzionale di riferimento del ciclo di progressione del cammino. Dal punto di vista biomeccanico la camminata è un’alternanza di intervalli di accelerazioni e decelerazioni, mentre a livello funzionale non è altro che l’appoggio di un tallone e il consecutivo appoggio della controparte omolaterale. Con il termine semipasso, o transito ad appoggio controlaterale, invece si indica la distanza tra l’appoggio del tallone destro e del sinistro.
La sequenza del cammino può essere suddivisa in otto fasi o sottosequenze secondo Jacquelin Perry, ma i due momenti basilari sono l’appoggio e l’oscillazione. Il primo rappresenta il momento di supporto o tempo frenante, dove il piede aderisce perfettamente al suolo e tutto il peso grava sull’arto inferiore, mentre l’oscillazione  costituisce il momento propulsivo, detto anche tempo di sospensione, poiché il piede viene sollevato dal suolo in direzione della linea di avanzamento. Ciò implica un’estensione del piede sui…

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