VaffanGuru

Durante le feste di Natale KIMASA, nella persona di KI, ha avuto un casuale incontro con un vero “guru” indiano.

Fisioterapista, maestro di yoga e maestro di vita, almeno qui in occidente.

L’incontro, produttivo dal punto fisioterapico, un po’ meno dal punto di vista umano, ha dato seguito a tutta una serie di ragionamenti più o meno faceti sul ruolo del Maestro e sulla sottile linea che si interpone fra un Maestro di Arti Marziali e un Guru di Arti Marziali, per quanto i due sostantivi possano sembrare fra di loro in contrasto, in realtà non è così.

Alzi la mano chi non ha mai pensato che il Maestro è colui che deve dirci quello che dobbiamo fare, colui che deve decidere per noi e colui che deve dirci sempre e comunque quando impegnarci in ciò che facciamo, possibilmente specificando anche come e perché.

Ora alzi la mano chi ritiene che questo sia il ruolo del Guru.

Bene, in realtà le due figure, se contestualizzate in un ambiente congeniale non hanno assolutamente questo ruolo.

Guru viene dal sanscrito e significa “maestro, precettore”, alcune traduzioni delle Upanisad danno anche come traduzione “colui che disperde l’oscurità”, ed è una figura molto importante se non sacra della religione induista. Ma sempre là siamo, rappresenta qualcuno che ci aiuta a fare chiarezza. È dunque plausibile che la parola Maestro possa essere utilizzata modo analogo senza creare contrasti.

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Allora perché Guru ha per noi un’accezione negativa?

Fondamentalmente perché in un contesto occidentale dove chi ritiene di sapere qualcosa è costretto ad argomentare in dieci minuti gli studi di una vita, e dove specialmente in ambito marziale ci si disperde nel tecnicismo di scuola più becero che si possa immaginare, il Guru diventa colui che ha una risposta per tutto ed è senza dubbio la risposta giusta, anzi, è probabile che sia la risposta giusta anche per la tua vita in generale e non solo per la tua vita marziale (per quanto io non creda nella separazione delle carriere).

Sarebbe naif da parte nostra credere che i Guru indiani non diano appositamente risposte fumose affinché la gente pensi quello che vuole ma ritenga di non poter fare a meno di loro. Ma anche qui abbiamo tutta una teoria di individui che fa altrettanto.

Tuttavia ci sono dei segnali per capire se avete a che fare con un Guru nel senso spregiativo del termine,che insegni Arti Marziali o meno.

  1. Il Guru tocca. Il contatto fisico è importantissimo per comunicare partecipazione emotiva oltre che tecnica. Una mano sulla spalla, una stretta partecipe, lui è lì e ci sarà sempre. Le arti marziali insegnano lo spazio personale, non dimenticatelo mai.
  2. Il Guru sa, ma te lo dice un po’ per volta. Non puoi sapere tutto subito, il Guru centellinerà le sue perle di saggezza (fossero almeno vere come quelle di Sai Baba!!) nell’arco del tempo. Badate bene che per lui la vostra vita fa schifo, anche se ve lo dice con gentilezza, e voi gli darete ragione, perché tutti noi siamo scontenti di base e non ci rendiamo conto delle nostre seppur piccole fortune.
  3. Il Guru ascolta. E ti guarda negli occhi. Perché lui è lì per te, anche quando pensa a dove andare a cena più tardi o a come farti crollare un’altra certezza.
  4. Il Guru sei tu. Ciò che tu fai lo fai anche per lui, nel suo nome, in nome della simbiosi che vi unisce, sei una sua costola, sei a sua immagine. Attenzione, rischiate così di rimanere nell’ombra di un buffone, che nella migliore delle ipotesi sfrutterà le vostre capacità.
  5. Il Guru piace. Se sei giovane e carina prediligi luoghi pubblici e affollati. Sei solo una delle tante baby, non cascarci.
  6. Il Guru costa. E qui vi volevamo: quando in un Dojo vi fanno pagare anche l’aria che respirate a caro prezzo c’è qualcosa che non va. Quando l’empatia si misura in euro e non si considerano alternative pena il tradimento mollate il colpo.

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Ma allora cosa deve fare un Maestro di Arti Marziali per essere degno di rispetto e per non incorrere nell’effetto Guru?

Bruce Lee ha dato una definizione che a mio avviso riassume con una sintesi squisitamente orientale ciò che un Maestro di Arti Marziali dovrebbe essere.

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A good teacher can never be fixed in a routine. Each moment requires a sensitive mind that is constantly changing and constantly adapting. A teacher must never impose his students to fit his favorite pattern. A good teacher protects his students from his own influence. A teacher is never a giver of truth; he is a guide, a pointer to the truth that each student must find for himself. I am not teaching you anything. I just help you to explore yourself.” – Bruce Lee (1940-1973)

TRADUZIONE

 “Un buon insegnante non può essere racchiuso in un modello. Ogni istante richiede un animo sensibile, costantemente soggetto al cambiamento e all’adattamento. Un Maestro non obbliga mai i suoi allievi ad adattarsi al suo schema preferito. Un buon Maestro protegge i suoi studenti dalla sua stessa influenza. Un Maestro non è mai depositario della verità; è una guida, un indicatore della verità che ogni allievo deve trovare da sé. Io non ti insegno nulla. Ti aiuto ad esplorare te stesso.” – Bruce Lee (1940-1973)

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Informazioni su asdkimasa

Ci occcupiamo di arti marziali e di promuovere l'attività fisica nella nostra città, e ce ne occupiamo bene.

Pubblicato il 15 gennaio 2014, in Senza categoria con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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