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Un Anno Piacevolmente Turbolento

Il momento migliore per ritrarre una persona quando è più vicina al suo essere è cogliere il momento in cui sta per dire o fare qualcosa, o il momento in cui lo ha appena fatto. Ci saremmo dovuti tutti fare una foto all’inizio di quest’anno e farcene una alla fine dunque, non lo abbiamo fatto, ma la fotografia che ci hanno scattato quelli che ci hanno visto probabilmente dice di noi molto di più di quanto riusciamo a vedere con i nostri occhi.

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Una nuova consapevolezza forse, un maggiore impegno e una rinnovata dedizione in quello che facciamo, un forte di desiderio di mantenere quello che abbiamo costruito e riuscire a costruire anche qualcosa di nuovo ed ugualmente duraturo, il desiderio di far collimare tutte le tessere di un mosaico enorme senza che esse vadano in contrasto.

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Quello che abbiamo letto negli occhi e nelle azioni dei nostri ragazzi, che ieri (ma ricordiamo che la prima sessione è stata effettuata il 29 Maggio alla Principessa Mafalda) hanno affrontato l’ultimo impegno dell’anno, cioè il passaggio di cintura, è stato senza dubbio una maggiore cura per quello che fanno, uno stimolo a guardarsi intorno e a confrontarsi anche fra di loro, un innegabile progresso tecnico ma, più di tutti, una maggiore presenza e responsabilità mentale.

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Insomma, pare che un anno di karate fatto sempre, seriamente e in condivisione con un gruppo, al netto del rendimento scolastico, che non può prescindere dall’allenamento, GLI HA FATTO BENE.

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Ha fatto bene anche a noi, che abbiamo ripreso le fila di ciò che ci importa di più in assoluto, al di là delle scuole di pensiero, al di là degli stili e al di là delle divergenze di opinione che è giusto che ci siano e che rendono anche la crescita più interessante (questo vale a tutte le erà e in tutti i contesti, lo ricordiamo a chi pensa che vivere di assoluti possa essere produttivo).

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Sappiamo che il gioco si farà per tutti noi sempre più duro sia nella vita che sul tatami, ma noi siamo pronti e sappiamo che voi lo sarete in egual modo e con lo stesso sguardo di chi, in procinto di fare qualcosa, tira fuori tutto se stesso!

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Un anno di Kdefence

Kdefence o Karate Defence, ad ogni modo un metodo con un fattore “K” molto elevato, che ha dato ha dato vita per il gruppo Kimasa nell’ultimo anno ad una serie di progetti felicemente riusciti.

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Il metodo, molto intuitivo per chi lo pratica, va a lavorare con persone “normali”, quelle che non hanno un’attinenza professionale con una possibile minaccia, come possono essere le forze dell’ ordine o le forze armate. Il metodo tiene sempre presente il contesto socio – culturale e legale nel quale agisce, senza mai dare una falsa percezione delle proprie capacità individuali. Tutto questo si traduce in un acronimo utile alla pratica, che viene ribadito durante tutti i corsi, e cioè: “ A.P.R.” Attenzione, Prevenzione, Reazione.

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Nell’ estate del 2013 abbiamo cominciato a testare il metodo con la difesa personale per le insegnanti delle scuole pubbliche, ha avuto un grande riscontro e anche una discreta efficacia, una delle partecipanti ha infatti dovuto mettere in pratica quanto recepito durante le lezioni, sventando un tentativo di scippo ai suoi danni, senza mettere in pericolo se stessa o altri e, soprattutto, reagendo seguendo un istinto molto semplice, che abbiamo tentato di condizionare durante gli incontri effettuati. Poi ci siamo dedicati ad una serie di incontri di difesa personale aperto a tutti durante l’inverno, fino ad arrivare alla difesa per i nuclei familiari, dove abbiamo permesso all’intero gruppo familiare di ritrovare le dinamiche del “branco”, e i principi della difesa di gruppo.

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Finalmente, in primavera, ci siamo dedicati al nostro progetto più soddisfacente: un corso per la gestione dell’aggressività dentro le scuole.

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Il corso si è svolto su incontri programmati durante l’ orario scolastico nell’arco di quattro mesi, presso l’ Istituto G.B. Valente, nell’ ambito del progetto “IO SO DIFENDERMI DALLA VIOLENZA”, dedicato alle classi terze della scuola media e voluto fortemente dalla professoressa Sonia Orlandi, che avendo partecipato ai nostri corsi ha ritenuto di dover introdurre alcuni dei nostri principi nella formazione scolastica.

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Al corso hanno partecipato un centinaio di ragazzi suddivisi fra le varie classi, che oltre a dover comprendere come sfruttare le possibilità date loro dalle proprie capacità intellettive e motorie, si sono spesso soffermati a riflettere sulle possibili conseguenze legali e personali legate alle proprie azioni: infatti il nostro obiettivo è stato quello di introdurre un concetto di difesa legato all’educazione civica, secondo il quale, per disinnescare un bullo, non bisogna crearne un altro più aggressivo. Naturalmente un grande merito va ai Maestri e Docenti Nazionali ASI, che hanno svolto un ottimo lavoro, Matteo Pratellesi, Chiara Carotti, Mario Carlini e Fabio Pietroletti, laureando IUSM.

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Il prossimo appuntamento sarà il 21 giugno, presso la palestra XC1, che soprattutto nella persona del suo proprietario, Marco De Santis, è sempre sensibile a questi argomenti, e si tratterà di un incontro gratuito di due ore, dedicato alle donne, per focalizzare i principi di una corretta reazione alle aggressioni fisiche. La necessità di questo incontro nasce proprio dal riscontro molto positivo avuto da parte delle ragazze della Scuola Media Valente, molto ricettive all’argomento autodifesa e molto coscienti della necessità di avere una presenza di spirito tale da mantenerle sempre sicure di loro stesse.

Non mancate e restate in ascolto!

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I° CORSO ARBITRI KIMASA – ASI: UN PASSO IMPORTANTE!

Al termine della lunga domenica che ha visto impegnato il gruppo Kimasa nello svolgimento del I° Corso Arbitri con regolamento WKF per conto dell’EPS ASI posso serenamente affermare che è stata fatta la scelta giusta.

In un ambiente come quello marziale, fatto di divisioni, antiche rivalità, dispersione di forze e uomini e giardini più verdi, abbiamo fatto una scelta seguendo quella che è l’ispirazione dell’Ente di Promozione che ci patrocina, ci appoggia e ci incita a fare un buon lavoro e cioè di incentivare LA CRESCITA e la COLLABORAZIONE.

Quel che ci proponevamo era quello di creare un primo albo arbitrale composto innanzitutto di praticanti, maggiorenni e cinture nere e mettendoli a conoscenza di un regolamento che in prima battuta fa storcere il naso ai più ma che, in realtà, se ben applicato si rivela valido e per molti aspetti anche molto “democratico”, ribadendo ovviamente che l’unico modo che si ha per far funzionare un regolamento sportivo e di conseguenza le competizioni da esso regolate è quello di formare una classe arbitrale nella maniera più seria e duttile possibile.

Ieri in questa direzione è stato fatto il primo passo, grazie all’impegno e alla preparazione millimetrica del responsabile arbitrale KIMASA, Mario Carlini, il quale non solo ha avuto la pazienza e la bontà di preparare un intero corso basandosi sul regolamento internazionale WKF ma anche di integrarlo con l’eponimo italiano e con il regolamento ASI, per le categorie da ragazzi in giù, ma ha anche predisposto scenari di prova reali, video didattici e test finali e, non pago, ci ha aiutato con la gestione del programma per i Presidenti di Giuria, che ha reso molto più snello il lavoro di una categoria della quale molto spesso si sottovaluta il valore, ma che ha il compito fondamentale di agevolare e fluidificare il lavoro dei tatami in contesto di gara.

Ci ha fatto piacere constatare che i feedback che abbiamo avuto sono stati positivi e costruttivi, non solo ci hanno ulteriormente convinto ad andare avanti sulla nostra strada ma anche che, ciò che si richiede in primis ad una struttura, che sia essa una ASD, un EPS o una Federazione, che si occupi di lavorare a contatto con atleti, praticanti di arti marziali ma soprattutto con bambini e ragazzi è di operare al fine di creare una continuità tecnica volta ad una crescita armonica e duratura dell’atleta o del praticante.

Il lavoro in palestra è fondamentale ma non è sufficiente: sono necessari aggiornamenti tecnici, un circuito di eventi e gare di livello e soprattutto una mentalità aperta al confronto e al miglioramento. Molto è stato detto e fatto, ma ciò di cui ha bisogno il karate e in generale le arti marziali non è di avere dei guru o dei condottieri ma tecnici di ogni genere, preparati, formati e in comunicazione fra di loro.

Di questo come associazione siamo sempre stati convinti, l’ASI ci ha dimostrato che un Ente di Promozione, attraverso pochi gesti può realmente concretizzare un lavoro che senza l’apporto di una struttura simile avrebbe potuto facilmente perdersi nel vuoto e invece così non sarà, per pochi ma sostanziali motivi.

I partecipanti al corso saranno inseriti in un albo, il primo nella nostra provincia, che darà loro la possibilità non solo di ottenere un tesserino tecnico che li autorizzi a operare qualora ne avessimo bisogno, ma è anche auspicabile che essi possano essere tenuti in considerazione anche laddove fosse necessario, collaborando con altre realtà.

Formare una cintura nera come arbitro significa anche dargli degli spunti tecnici su come migliorare se stesso e i suoi eventuali allievi, farlo uscire dalla sua palestra, spingerlo a confrontarsi. È ciò che abbiamo fatto anche noi e non smetteremo mai di affermare che è FONDAMENTALE.

Un grazie va a tutti i partecipanti che hanno creduto nel nostro lavoro, al Maestro Fabio Tomei che al volo è riuscito a trovare una sede alternativa a quella prescelta, chiusa al traffico domenicale a causa del blocco auto voluto dal Comune di Roma, un sentito grazie va inoltre a Umberto Candela, Direttore Tecnico ASI Nazionale e a Vardiero Vladi, Responsabile Nazionale ASI Karate, per la fiducia che ci hanno accordato nello svolgimento di questo corso e perché ci fa piacere che il nostro fine, cioè quello di far crescere il settore provinciale, è da loro approvato e condiviso.

Con tutti ci vedremo il 6 Aprile, al I° open ASI di Primavera qui a Roma, presso il centro sportivo FunSport!

Non mancate!

Chiara Carotti

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L’ASI E IL CORSO PER DOCENTI NAZIONALI: UN’INIZIATIVA DA REPLICARE!

Vale decisamente la pena spendere due parole sul corso di formazione per docenti nazionali ASI al quale siamo riusciti fortunosamente a partecipare sabato scorso.

Perché ha rappresentato in toto l’idea che abbiamo noi della formazione sportiva e, per chi nel nostro settore tanto aborrisce tale parola, dell’educazione motoria di base. Non c’era alcuna velleità tecnico – specifica di settore: i formatori provenivano da ambienti diversi dal nostro come il nuoto o il tennis e i partecipanti al corso facevano capo ai settori più disparati, dalle arti marziali al kite surf.

Molti di voi si staranno chiedendo dunque che cosa ci azzecca un corso simile fra discipline che non si assomigliano?

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È proprio questo il trabocchetto in cui spesso si cade quanto si parla di teoria e pratica dell’allenamento, e cioè che l’allenamento ha una sua organizzazione di base che esula dalla specificità della disciplina che si pratica e proprio in base a ciò, l’operatore di settore può e deve essere formato prima in maniera generale e poi in maniera specifica. Questo deve avvenire sia per quel che riguarda l’allenamento dei bambini e dei giovani sia per quel che riguarda la gestione di un gruppo di adulti. Come vada accompagnata l’evoluzione del corpo di un allievo, come si debba ripartire un ciclo di allenamento, come funzionano le basi della coordinazione motoria, come vada gestita la testa di un atleta, sono aspetti di qualsiasi disciplina che vanno fondati su linee comuni, che poi spetterà all’operatore settorializzare secondo la sua esperienza e la sua capacità.

Ma non si poteva dunque fare un discorso generico organizzato per settore? Certamente, ma in questo modo l’organizzazione è stata iniziativa dell’ente promotore, che ha formato le prime 40 figure secondo una linea di base che riteneva più opportuna, scegliendo docenti di prim’ordine che sono stati messi in condizione di portare avanti un discorso che ha lasciato un’impronta comune in tutti coloro che hanno frequentato il corso, e ha dato inoltre la possibilità di confrontarsi con operatori di settori diversi che pur con esperienze differenti e necessità opposte si sono ritrovati a tenere una linea comune con molti dei presenti. Inoltre questo ha fatto sì che i frequentanti si siano visti riconoscere una qualifica valida a 360 gradi e non solamente nel settore di appartenenza. Inoltre l’ottima preparazione del ” campo” da parte dell’ASI Nazionale nella persona di Matilde Balloni e del Direttore Generale Diego Maulu e il sostegno del Direttore Tecnico Umberto Candela, del VP Vicario Giacomo La Barbuta (che è anche un marzialista) e del Presidente ASI Claudio Barbaro.

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Per quanto riguarda la nostra testimonianza diretta, molto ci ha meravigliato quanto la storia di ciò che facciamo e l’esperienza dei maestri Giapponesi che per primi sono usciti dal dojo divulgando l’arte marziale negli istituti scolastici possa essere stata utile nell’organizzazione di base, per non parlare poi a titolo personale di quanto ha contato la trasmissione pratica e orale messa in atto dal mio Maestro (laureato ISEF per la cronaca che sicuramente può fare una certa differenza), a dimostrazione che il tirocinio è e sarà sempre oro. Per non parlare del confronto messo in atto col Prof. Marcantognini e con il Prof. Donato, docenti pazienti, preparati e versatili, in grado di affrontare la costruzione di un atleta e di un amatore sotto ogni aspetto, ma in primis partendo dalla regola fondamentale per chi fa ciò che facciamo noi, cioè: NON NUOCERE.

Questo è ciò che dobbiamo sempre ricordare: che chiunque si accosta a noi e a ciò che facciamo lo fa con immensa fiducia e disponibilità e quella fiducia non va mai tradita, ma di rimando bisogna che gli strumenti tecnici e pratici a nostra disposizione siano comprensibili e riconosciuti da tutti, non soltanto dal punto di vista morale, ma anche e in prima battuta anche dal punto di vista professionale.

CORSO BLSD

Alla luce della firma del famoso “Decreto Balduzzi” che obbliga tutte le Associazioni Sportive Dilettantistiche alla dotazione di un DEFIBRILLATORE SEMIAUTOMATICO  l’ organico dell’ASD KIMASA si è subito organizzato con un accordo con i preparatissimi istruttori della Bls-D Sas, partner della DAN Training per l’organizzazione di un corso specifico che formasse istruttori sportivi e non  all’utilizzo del dispositivo salvavita.

Siamo così venuti in contatto con Paolo Grazzini che ha trasformato una delle sale della palestra XC1 Gym in uno scenario di soccorso permettendo agli istruttori e agli iscritti interessati di conseguire l’abilitazione.

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Non bisogna mai dimenticare che l’Arresto Cardiaco è un evento drammatico e spesso inatteso che, se non trattato prontamente, diviene irreversibile, trasformandosi in Morte Cardiaca Improvvisa. L’aumento della vita media della popolazione ha fatto aumentare il numero degli eventi per anno e nella grande maggioranza dei casi l’Arresto non è prevedibile o è la prima manifestazione di una cardiopatia misconosciuta, generalmente su base ischemica. L’unica teorica strategia possibile di prevenzione è la riduzione dei fattori di rischio coronarico che, per essere efficace, dovrebbe essere applicata almeno a gran parte della popolazione. Nel caso dell’ Arresto Cardiaco extraospedaliero i risultati in termini di sopravvivenza sono ancora deludenti. La sola arma possibile è la diffusione fra la popolazione della Cultura dell’Emergenza Cardiologica, nonché la realizzazione di progetti per attuare rapidamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione cardiaca precoce. Come dimostrato da numerose esperienze la defibrillazione precoce, eseguita cioè rapidamente nello stesso luogo dove è avvenuto l’arresto cardiaco, è l’unica strategia oggi attuabile per salvare un considerevole numero di persone. Solo successivamente, dopo l’avvenuta rianimazione e la stabilizzazione del paziente, si provvederà al suo trasporto in ospedale per le successive indagini e cure. Un’efficiente rete di defibrillatori avrà successo solo se sarà disponibile un adeguato e preparato numero di soccorritori, che in stretta collaborazione con il 118 agisca tempestivamente. In aggiunta agli organismi preposti, i cittadini devono diventare una preziosa risorsa nella lotta all’Arresto Cardiaco. Altrettanto importante dovrebbe esser il ruolo della Scuola con programmi educazionali ad hoc riguardanti la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolare e le basi del Pronto Soccorso. Il recente Decreto del Ministero della Salute definisce i criteri e le priorità per la strategica diffusione dei defibrillatori, nonché le modalità di addestramento all’uso di tali apparecchi semiautomatici, ma è ancora troppo poco. Le Regioni, di concerto con il 118 e le Aziende Sanitarie Locali, stanno recependo le direttive ministeriali e KIMASA, nel suo piccolo, sta cercando di sopperire ad una enorme lacuna del Decreto che pur obbligando ogni Associazione Sportiva Dilettantistica all’acquisto del defibrillatore non obbliga gli istruttori sportivi o i gestori delle palestre all’abilitazione all’utilizzo rendendone di fatto inutile la presenza fisica, ma si sa l’Italia è il paese del “non senso”, ma noi e chi di noi si fida, a questo non ci arrendiamo dunque  per ora i doverosi complimenti ai neo-OPERATORI BLS-D:

–  Claudia Acquaviva

–  Fausta Facioni

–  Francesco Capitanio

–  Juan Osorio

– Tommaso Riccia

– Fabrizio Davì

– Sara Balzerano

e ovviamente ai precursori abilitati che hanno sperimentato fuori sede per primi il corso:

–  Chiara Carotti

–  Matteo Pratellesi

–  Mario Carlini

quello svolto Sabato 12 Ottobre sarà solo il primo dei corsi per OPERATORI BLS – DAE che proporremo, questa è una certezza!ImmagineImmagine

Eccoci che ricominciamo! Dal 12 tutti in palestra!

Eccoci che ricominciamo! Dal 12 tutti in palestra!

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